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Chiarino e l'arte del rame PDF Stampa Email
Turismo e Cultura - Tradizioni
Martedì 26 Marzo 2013 10:46

Alcuni scrittori hanno dato per probabile che nellea zona di Chiarino potesse esservi qualche miniera di rame. Data la qualità venefica del rame e dei suoi composti, gli oggetti che se ne facevano e che dovevano servire alla cottura dei cibi, venivano sempre internamente ricoperti di stagno con l'operazione detta appunto stagnatura. Il processo antico e moderno richiede pure una certa maestria: si scalda bene l'oggetto che poi viene asperso di sale ammonico in polvere, e vi si getta lo stagno; questo si liquefà, scorre ed aderisce al rame, con una pezzuola si guida lo stagno perchè aderisca bene dovunque. L'artigianato del rame ebbe, nel Medioevo, la sua corporazione, con particolari statuti. Naturalmente attraverso secoli si ebbero periodi di floridezza, alternati ad altri di decadenza; ma se nei primi i prodotti di Chiarino andarono fino all'estero- e ricordiamo che bastava uscire dalla Valle Siciliana per trovarsi all'estero- anche in questi ultimi periodi, che abbiamo definito di decadenza, se il lavoro languì, mai mancò del tutto. E l'arte del rame, trasmessa di padre in figlio, è giunta così fino ai nostri giorni, con una tradizione veramente gloriosa. A proposito di caldai di rame, anche il Carducci li ricorda nella poesia: La Chiesa di Polenta: "fuma il comignol del villan che giallo Mesce frumento nel fervente rame" Ma se per lo più i chiarinesi lavorano oggetti casalinghi, qualcuno non disdegnò lavori alti ed impegnativi. Così ci consta che in passato a Chiarino esisteva, almeno fino a due secoli fa, anche una fonderia di campane, di cui l'ultimo titolare fu un tal Bastiani Giovanni. Una campana fusa a Chiarino è stata trovata a Valle Vaccaro, mentre ci è stato assicurato che un'altra si troverebbe a Poggio Rattieri.Durante il medioevo il rame qui come altrove, fu molto usato per lavori a sbalzo specie degli orafi, per la facilità di inciderlo, dorarlo e smaltarlo. La lamina veniva ridotta alla sottigliezza voluta a colpi di martello: sempre con questo ci si imprimeva la decorazione figurata in rilievo, usando talora una forma di metallo duro, di pietra o terracotta ma più frequentemente si lavorava a mano libera, rivelando così il talento e l'ingegnosità dell'artefice. Con tali metodi di lavorazione si fecero, nel Medioevo, anche reliquiari, croci, legature di libri e perfino statue, tra le quali è particolarmente celebre il monumento a S.Carlo di Arona. A Chiarino peò la lavorazione del rame, oggi specialmente, si riduce solo a caldai, conche ed altri oggetti casalinghi. Sono fisitabili le botteghe del ramaio fu Angelo Di Girolamo(Chiarino) e fu Achille Urbani(Palozza di Chiarino).

 
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